giovedì 20 maggio 2010

Installazione site specific per Vetrina Flash, Parma

Quale senso deve avere oggi l’opera d’arte e quali dovrebbero essere i possibili messaggi da trasmettere perché non siano autoreferenziali ma utili alla società contemporanea?
Questa installazione vorrebbe sensibilizzare la cittadinanza alla riflessione sull'attuale perdita di contenuto dei discorsi affrontati nella vita quotidiana, vissuta da persone immerse ormai senza neanche più rendersene conto in un mondo di immagini strabordanti, cartelloni pubblicitari giganti, loghi ripetuti fino alla nausea e una comunicazione fatta quasi esclusivamente da slogan, frasi preimpostate senza più nessun nesso causale.
Così due strisce di cellofan trasparente sovrapposte fanno risultare i testi scritti su di esse incomprensibili, confusi e indivisibili, comunicazione inespressa, moltitudine di parole fluttuanti su un supporto invisibile dove tutto è il contrario di tutto e non si capisce più quale sia la destra e la sinistra, il davanti e il dietro.
La persona contemporanea è quotidianamente sommersa, assuefatta da questo clima di commercializzazione di ogni cosa, anche della parola, che rende il vocabolo usato in contesti inappropriati insignificante e trasforma la comunicazione in un ammasso di scatole vuote senza più dentro un significato.

Simone Monsi,
Installazione site specific per Vetrina Flash,
P.zzale C.Battisti, Parma
19 maggio - 3 giugno 2010

contatti
simoemme@hotmail.it
www.myspace.com/simoemme

lunedì 8 febbraio 2010

blank. 001 (unofficial release)

blank. è un progetto di Nicola Munari a cui ho avuto il piacere di collaborare e che mi auguro sia l’inizio di un lungo percorso. Anche se il lavoro si preannuncia impegnativo, credendo che l'idea di partenza sia valida e stuzzicante, ho accettato con entusiasmo l'invito di scrivere per questo primo numero.
Il mio contributo riguarda un breve brano intitolato “Futurist Journey”.
Il testo vuole essere una personalissima interpretazione del pensiero d'origine del Futurismo che nasce e si nutre degli spunti di riflessione colti alle diverse mostre dedicate al centenario del movimento d’avanguardia in questione visitate durante il 2009. Scrivendo ho cercato di non nominare il termine "futurismo" e tutti quelli che da questo derivano, concentrandomi sui contenuti del manifesto del 1909 ed in particolare utilizzando le parole a cui i Futuristi delegavano la rappresentazione delle proprie idee (per esempio velocità, azione, macchina ecc.).

Nell'impaziente attesa di sviluppare nuove idee per le future occasioni di collaborazione:

blank. 001 absolutely unofficial version
http://issuu.com/blankmag/docs/blankunofficial001


Saluti,

SM

giovedì 31 dicembre 2009

2010: propositi semiseri per l'anno che verrà

10. Trovare una tipografia in grado di stampare il mio portfolio come lo immagino;

9. Arrivare puntuale agli appuntamenti o almeno ridurre il ritardo tra i 10 e i 15 minuti;

8. Trovare più tempo per fare sport!

7. Risparmiare tanti soldini da utilizzare per i viaggi all’estero in programma;

6. Comprare una macchina fotografica reflex digitale;

5. Allestire una mia personale camera oscura per dare sfogo alle ambizioni analogiche che il digitale non saprà colmare;

4. Leggere i libri sul comodino a fianco del letto tra cui “Lo spirituale nell’arte” e “Arte e percezione visiva”;

3. Sostenere gli esami universitari rimanenti, fare 250 ore di tirocinio e impostare la tesi di laurea entro la fine dell’anno. Questo punto mi intimorisce non poco ma come mi disse un amico “Noi studiamo per diventare persone migliori”;

2. Trovare spesso interessanti argomenti per tenere vive queste pagine;

1. Mantenere il 70% dei buoni propositi per il 2010 sarebbe già un buon risultato in vista della lista dei propositi per il 2011.

Lasciandoci alle spalle quest'ultimo anno, senza dimenticare le difficoltà che ci ha messo di fronte e ringraziando per le cose buone che ha portato, sperando che il futuro ci riservi positività, amore e pace auguro un Buon anno nuovo a tutti!

S.M.

mercoledì 2 settembre 2009

Nuovi Media - gennaio 2009

Università di Parma Facoltà di Lettere e Filosofia
Beni artistici, teatrali, cinematografici e dei nuovi media
Corso di Teoria e tecniche dei nuovi media
docente Monica Lanfranco
anno accademico 2008/09


Relazione sul progetto d’esame di Leonora Fortunati e Simone Monsi

"Per ora la dualità sessuale persiste e nelle chat e nei blog (figurarsi negli avatar virtuali) sembra diffusa la tendenza non solo a fingersi altri da quelli che si è, ma ad assumere una personalità sessuale opposta alla propria. Il che da da pensare non solo sulle fantasie e sulle inquietudini psicologico-psicanalitiche di uomini e di donne, ma anche sulla possibile confusione o dissoluzione degli immaginari."

Questo è parte del pensiero di Giancarla Codrignani, riportato nell'articolo "Donne, informazione, tecnologie" contenuto nella raccolta di saggi on-line "Un altro genere di tecnologia".
Siamo partiti da questo frammento, utile spunto per dare una linea unitaria a quelle che erano già nostre idee. Il video vuole infatti essere una analisi ironico-provocatoria sulle molteplici personalità che si possono assumere semplicemente passando da un social network ad un altro. Basta infatti cambiare la propria immagine, il proprio stile nel vestire e qualche informazione su se stessi, per costruirsi un'altra identità e "evadere" dal nostro modo di essere nella vita reale/fisica e dalla routine di essa.
Altro spunto all'interno della raccolta di saggi, è stata una considerazione (ripresa da più di un'autrice) sull'uso consapevole del web. Il problema, ai giorni nostri, sembra per noi essere proprio questo: Ogni social network potrebbe essere un’occasione per fare conoscenze o intrattenere rapporti con identità virtuali nuove o con persone già conosciute nella vita fisica (sottolineiamo il termine "fisica", importante per la distinzione che Allucquère Rosanne Stone fa tra questa e vita "reale" nel libro "Desiderio e Tecnologia"). Il fatto è che c'è una tendenza all'esagerazione nell'uso di questi mezzi, in cui la vita virtuale tende a sovrapporsi con quella reale, creando distorsioni e identità fittizie.

Procediamo, quindi nel descrivere la costruzione del video:
Inizialmente vediamo aprirsi uno spazio bianco, una sorta di limbo (per noi rappresentante internet), dove una mano invisibile crea i suoi "mostri". Mostri che di per sé sarebbero innocui, o quasi (da cui la scelta di rappresentarli tramite la tecnica dell'origami, sotto forma di animaletti), ma che diventano brutali al momento del contatto con un utente non consapevole. L'origami ha anche una seconda valenza: è fatto di carta, un materiale facilmente deperibile e delicato, per noi metafora dei mondi fittizi che crea la rete.
Dunque Internet ci chiama all'appello tramite i suoi prodotti e noi, utenti non consapevoli, rispondiamo senza pensare alle conseguenze del nostro agire, iscrivendoci a social network, fornendo dati personali, interessi o spendendo la maggior parte del nostro tempo libero davanti a un computer, non per informarci o agire attivamente alla creazione di qualcosa, ma lasciandoci trasportare passivamente da cose che sembrano unirci, ma che in realtà ci tengono separatamente segregati nei nostri spazi privati, fisicamente soli.
Ad ogni nuovo richiamo, il personaggio si reinventa, andando a pescare nel suo "guardaroba di identità" e scegliendo l'immagine di sé (che possiamo identificare con l’avatar) più consona a ciò che la sua identità fittizia richiede a seconda del social network usato.
Il tempo e le personalità richieste diventano sempre maggiori, risulta difficile trovare qualcosa di innovativo, la cui vista colpisca immediatamente chi ti "fa visita" sul web. Proprio per questo, si può notare che ad ogni cambio di social network richiesto dai "mostri", le personalità nel guardaroba diventano sempre più esagerate (ad esempio: maschera antigas; uomo; animale, ecc). Il ritmo è frenetico e ci coinvolge nella sua spirale... i "mostri" ci tormentano e ci vengono a cercare, sempre di più, fino a quando il personaggio non ha più la prontezza di rispondere ed adattarsi all'appello. La sequenza finale, un continuo cambio di identità, che arriva fino alla spersonalizzazione (fisica o reale? Sta allo spettatore decidere) vuole rappresentare proprio questa incapacità.

Per quanto riguarda la parte tecnica del video:
abbiamo deciso di utilizzare la tecnica dello Stop motion. Usando una Fuji S304 digitale, abbiamo ottenuto un totale di 1526 fotogrammi, che sono stati poi montati con un software per il montaggio video.
Per accompagnare le immagini abbiamo deciso di inserire due brani musicali aderenti a quella che è la logica del progetto. Abbiamo infatti scelto "Je veur te voix" di Yelle e "Lights Out" di Santogold (per i titoli di testa e coda). Entrambe queste artiste, infatti, sono cosiddetti "fenomeni Myspace", ovvero musiciste che hanno scalato la vetta del successo grazie agli ascolti ricevuti sul web.


Visibile su Youtube
http://www.youtube.com/watch?v=pufzdohU_zc

relazione on line
http://simoemme.blogspot.com/2009/09/nuovi-media-gennaio-09.html


Leonora Fortunati e Simone Monsi

23 gennaio 2009